Ragazzi ci siamo! Adesso siamo davvero vicini. Partiamo con la mitica SS18 in direzione sud e fortunatamente i primi 20/30 Km sono tutti in pianura. Questo ci consente di scaldarci ben bene e poiché abbiamo dato inizio alle ostilità alle ore 6.30 la temperatura è gradevolissima. Il primo paese che ci viene incontro è Pizzo Calabro e subito dopo Vibo Valentia; la strada cammina un poco nell’interno ma il mare rimane sempre visibile alla nostra destra. Poi si va verso Mileto, antica colonia della Magna Grecia e vediamo tantissimi segnali turistici di colore giallo che indicano località più o meno famose del periodo greco. Da qui in avanti la strada lascia la costa per addentrarsi nell’interno e subito prende a salire. Due salite lunghissime nell’ordine dei 10 chilometri l’una fiaccheranno la nostra resistenza già provata ed il sole che nel frattempo si è fatto alto ci procurerà copiose sudate. I ragazzi del furgone in appoggio, Giordano e Daniele fanno la staffetta tra noi e i vari bar incontrati lungo il percorso per offrirci acqua fresca e Gatorade. Raggiunta Palmi termina il percorso montuoso e inizia una lunga discesa che ci riporta verso il mare. All’altrzza di Bagnara Calabra, dopo una curva, ci appare, in un immagine da sogno, la tanto agoniata Sicilia. Si intravede il blu dello stretto e dall’altra parte, la città di Messina adagiata ai piedi dei Peloritani. Una discesa tipo taboga ci porta a Scilla in pochi minuti e nel fare questa strada ci rendiamo conto delle sofferenze dei siciliani prima che fosse costruita la Salerno – Reggio Calabria. Da Scilla a Villa S. Giovanni è tutto un susseguirsi di curve per superare piccoli promontori di roccia affacciati sul mare. A Villa ci dirigiamo all’imbarco ed un bel traghetto della soc.Caronte ingoia noi e le nostre bici nella sua capiente pancia. Durante la traversata ce ne stiamo in terrazza a goderci la fresca brezza che increspa leggermente le acque dello stretto mentre alcune barche armate per la pesca al pesce spada ci danzano attorno. Ecco Messina! Scendiamo a terra e qui si conclude la nostra sofferenza dopo 735 lunghissimi chilometri. Ormai è fatta e sta ad altri tentare di emularci.
lunedì 2 luglio 2007
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