Questa volta facciamo i gamberi nel senso che andiamo a ritroso. Partiamo dalla fine da una bella passeggiata fatta a pizzo calabro. Eravamo seduti in uno dei tanti bar che affacciano sulla piazzetta di Pizzo e stavamo consumando una fresca granita e dei gelati al tartufo bianco; ad un tratto ascoltiamo delle note musicali suonate da una banda con soli fiati e percussioni. La chiesa dalla sua torre campanaria batteva i rintocchi di un de profundis ecco arrivare da dietro l un angolo un corteo funebre: dietro un vecchio Mercedes una donna sola con i capelli rossi, il volto pallido ed altero, precedeva una ventina di persone dietro di queste l’intera banda di Pizzo composta da almeno venti elementi seguiva con sguardi distratti. Le immagini del profondo sud, della mafia, della gente di rispetto mi son tornate subito in mente ed ho capito come la morte di uno può ancora essere un fatto che riguarda una intera comunità. Basta allontanarsi dalle grandi città dove i morti sono soltanto piccoli fardelli da depositare in luoghi sicuri quanto inutili.
Vediamo ora a note più gioiose; stamattina alle 8.00 siamo partiti da Maratea e abbiamo preso la solita direzione sud verso la Calabria. Dalla SS18 nota come “tirrena inferiore” si sono parati ai nostri occhi scenari mozzafiato fatti di mare blu spiagge e calette con sabbia bianchissima, rocce alle quali un architetto sconosciuto ha dato facce ora terribili, ora accattivanti. Lasciata la parte di costa frastagliata abbiamo poi infilato una serie di spiagge lunghissime con pochissimi bagnanti, quanti a d ostia e fregene non se ne vedono neanche il 31 dicembre.
Il sole oggi è stato impietoso e tutto il nostro corpo ne porta i segni e neanche a dirlo anche quel posto dove si dice che non batta mai il sole ha riportato traumi inenarrabili. Il nostro “fondoschiena” e l’interno coscia assomigliano oggi a quelle fette di carne che il macellaio sotto casa piazza sul bancone. Abbiamo provato ogni tipo di crema ma le nostre natiche si sono comunque “panate” alla fine per premio abbiamo ricevuto l’ennesimo regalo da Mariagrazia, la nostra segretaria; anche oggi ci ha prenotato l’albergo nei pressi di Nicastro (praticamente alle pendici del Tibet).
Alla reception c’era un bue muschiato e Oscar racconta che ha trovato due renne nella sua doccia. Questa corrispondenza finisce oggi perché nel frattempo si è fatta opra di cena e non vediamo l’ora di sederci al tavolo ed affettare una quintalata dei meravigliosi salumi di Calabria.
Domani, se riusciremo a sollevare dal letto quel che resta del nostro corpo ci avvieremo per l’ultima tappa.
Cari saluti a tutti










