giovedì 5 luglio 2007

Archivio fotografico

























lunedì 2 luglio 2007

Lunedì 2 Luglio: Il giorno dopo TAORMINA

Avevamo previsto un giorno di riposo prima del ritorno a Roma e quale migliore occasione per visitare Taormina. Dei grandi atleti come noi dovevano necessariamente recarsi nel teatro greco per ricevere il plauso della cittadinanza. Non c’erano vergini e tantomeno corone di alloro ma Marco ha voluto sostituire le une e le altre con cannoli e cassate. Nel breve tragitto tra porta Catania e l’entrata del sito archeologico Marco si è fermato in quattro pasticcerie e ad ognuna di esse ha lasciato copiose donazioni. Alcuni ricercatori del CNR di Catania che si trovavano li per caso lo hanno filmato ed intervistato. Probabilmente sarà oggetto di uno studio approfondito sui guasti che gli zuccheri possono provocare all’organismo umano. Dimenticavo di dirvi che siamo venuti qui alle 8.00 del mattino e, Taormina senza turisti è davvero splendida. Guardare le foto per credere.















AFTER RACE (Traduzione: pranzo a casa di Carmela)

Carmela è mia cugina; vive a Nizza Di Sicilia con i suoi due figli in una bella casa affacciata sul mare. Si è occupata lei di prepararci il pranzo ristoratore che ora vengo a descrivere.
Si comincia con un piatto di pasta fresca al ragù di totano con tanti anellini spezzettati a fare da contorno come seconda portata c’erano la spatola e le alici gratinate e passate nel forno. Qualcosa di delizioso! Per i più raffinati c’era un tegame di coniglio cucinato alla siciliana con zibibbo pinoli ed olive. Tra i contorni figuravano fagiolini, peperoni, patate, carote e zucchine. Tutti prodotti rigorosamente siciliani quindi freschi, profumati e saporiti. Il vino rosso correva a volontà per la gioia del nostro palato e per l’incubo del nostro fegato.
Alla fine una bella torta con la scritta “Buon Compleanno Nico” ci ha deliziati con le varietà di frutta e panna siciliana dal sapore paradisiaco. Qui di seguito potete apprezzarla.

Quarta ed ultima tappa Lamezia Terme – Messina

Ragazzi ci siamo! Adesso siamo davvero vicini. Partiamo con la mitica SS18 in direzione sud e fortunatamente i primi 20/30 Km sono tutti in pianura. Questo ci consente di scaldarci ben bene e poiché abbiamo dato inizio alle ostilità alle ore 6.30 la temperatura è gradevolissima. Il primo paese che ci viene incontro è Pizzo Calabro e subito dopo Vibo Valentia; la strada cammina un poco nell’interno ma il mare rimane sempre visibile alla nostra destra. Poi si va verso Mileto, antica colonia della Magna Grecia e vediamo tantissimi segnali turistici di colore giallo che indicano località più o meno famose del periodo greco. Da qui in avanti la strada lascia la costa per addentrarsi nell’interno e subito prende a salire. Due salite lunghissime nell’ordine dei 10 chilometri l’una fiaccheranno la nostra resistenza già provata ed il sole che nel frattempo si è fatto alto ci procurerà copiose sudate. I ragazzi del furgone in appoggio, Giordano e Daniele fanno la staffetta tra noi e i vari bar incontrati lungo il percorso per offrirci acqua fresca e Gatorade. Raggiunta Palmi termina il percorso montuoso e inizia una lunga discesa che ci riporta verso il mare. All’altrzza di Bagnara Calabra, dopo una curva, ci appare, in un immagine da sogno, la tanto agoniata Sicilia. Si intravede il blu dello stretto e dall’altra parte, la città di Messina adagiata ai piedi dei Peloritani. Una discesa tipo taboga ci porta a Scilla in pochi minuti e nel fare questa strada ci rendiamo conto delle sofferenze dei siciliani prima che fosse costruita la Salerno – Reggio Calabria. Da Scilla a Villa S. Giovanni è tutto un susseguirsi di curve per superare piccoli promontori di roccia affacciati sul mare. A Villa ci dirigiamo all’imbarco ed un bel traghetto della soc.Caronte ingoia noi e le nostre bici nella sua capiente pancia. Durante la traversata ce ne stiamo in terrazza a goderci la fresca brezza che increspa leggermente le acque dello stretto mentre alcune barche armate per la pesca al pesce spada ci danzano attorno. Ecco Messina! Scendiamo a terra e qui si conclude la nostra sofferenza dopo 735 lunghissimi chilometri. Ormai è fatta e sta ad altri tentare di emularci.

























sabato 30 giugno 2007

Terza tappa Maratea - Lamezia terme


Questa volta facciamo i gamberi nel senso che andiamo a ritroso. Partiamo dalla fine da una bella passeggiata fatta a pizzo calabro. Eravamo seduti in uno dei tanti bar che affacciano sulla piazzetta di Pizzo e stavamo consumando una fresca granita e dei gelati al tartufo bianco; ad un tratto ascoltiamo delle note musicali suonate da una banda con soli fiati e percussioni. La chiesa dalla sua torre campanaria batteva i rintocchi di un de profundis ecco arrivare da dietro l un angolo un corteo funebre: dietro un vecchio Mercedes una donna sola con i capelli rossi, il volto pallido ed altero, precedeva una ventina di persone dietro di queste l’intera banda di Pizzo composta da almeno venti elementi seguiva con sguardi distratti. Le immagini del profondo sud, della mafia, della gente di rispetto mi son tornate subito in mente ed ho capito come la morte di uno può ancora essere un fatto che riguarda una intera comunità. Basta allontanarsi dalle grandi città dove i morti sono soltanto piccoli fardelli da depositare in luoghi sicuri quanto inutili.
Vediamo ora a note più gioiose; stamattina alle 8.00 siamo partiti da Maratea e abbiamo preso la solita direzione sud verso la Calabria. Dalla SS18 nota come “tirrena inferiore” si sono parati ai nostri occhi scenari mozzafiato fatti di mare blu spiagge e calette con sabbia bianchissima, rocce alle quali un architetto sconosciuto ha dato facce ora terribili, ora accattivanti. Lasciata la parte di costa frastagliata abbiamo poi infilato una serie di spiagge lunghissime con pochissimi bagnanti, quanti a d ostia e fregene non se ne vedono neanche il 31 dicembre.
Il sole oggi è stato impietoso e tutto il nostro corpo ne porta i segni e neanche a dirlo anche quel posto dove si dice che non batta mai il sole ha riportato traumi inenarrabili. Il nostro “fondoschiena” e l’interno coscia assomigliano oggi a quelle fette di carne che il macellaio sotto casa piazza sul bancone. Abbiamo provato ogni tipo di crema ma le nostre natiche si sono comunque “panate” alla fine per premio abbiamo ricevuto l’ennesimo regalo da Mariagrazia, la nostra segretaria; anche oggi ci ha prenotato l’albergo nei pressi di Nicastro (praticamente alle pendici del Tibet).
Alla reception c’era un bue muschiato e Oscar racconta che ha trovato due renne nella sua doccia. Questa corrispondenza finisce oggi perché nel frattempo si è fatta opra di cena e non vediamo l’ora di sederci al tavolo ed affettare una quintalata dei meravigliosi salumi di Calabria.
Domani, se riusciremo a sollevare dal letto quel che resta del nostro corpo ci avvieremo per l’ultima tappa.
Cari saluti a tutti

venerdì 29 giugno 2007

Si riparte! Seconda tappa


Lasciamo Maddaloni alle 7 di mattina alla ricerca di un fresco che in realtà non c’è. Qualcuno ci ha detto di puntare verso Marigliano ma prima di trovare la strada giusta perdiamo mezz’ora.

L’attraversamento dell’area vesuviana è una tragedia; le macchine che incontriamo sono più numerose di quelle che ogni mattina ci aspettano sulla via Tiburtina. Ogni cittadina di quest’area ha il traffico di una metropoli sappiamo che sarà una tappa dura ma non sappiamo quanto e non ne conosciamo l’esatto chilometraggio e tanto meno le altimetrie. Un nome presto diventerà un incubo, questo nome è Vallo della Lucania chilometri di salite fatte sotto il sole ci arrostiscono spalle e cervello ma noi in testa abbiamo un’idea sola, andare avanti. Quando finalmente andiamo li un cartello ci si pianta davanti: “SAPRI KM 61”. “Allora è fatta” diciamo tutti in coro; ci sarà una discesa mozzafiato verso il mare. Invece la discesa non c’è ed al suo posto c’è una serie infinita di salite che vanno da una collina all’altra senza arrivare da nessun a parte. Andare a Sapri da questo lato è un pò come vedere la fortezza del deserto dei tartari. Quando finalmente arriviamo a Sapri, la vista del mare è così desiderabile che gettiamo le bici in un angolo e ci tuffiamo in mare vestiti da ciclisti. Terminato il bagno balziamo in sella ed un cartello recita “MARATEA Km22” Marco si offre lui di tirare questo ultimo tratto, ritenendolo una passeggiata ma presto si accorge di quanto fosse fallace la sua previsione. Si ricomincia infatti a salire sulla strada tagliata nella parete di roccia: la vista che si offre al nostro sguardo è di quelle che non si possono dimenticare: un mare blu e montagne che si tuffano in acqua. Siamo dunque a Maratea, ed il gioco sembra fatto ma ancora una volta Mariagrazia ne ha fatta una delle sue. Ci ha prenotato un albergo splendido che sui chiama Grand hotel pianetamaratea. Se la può giocare alla pari con i migliori alberghi del mondo ma sta in cima ad una montagna o forse meglio in culo… alla luna. Ora siamo qui e chiudiamo questo bel reportage perché i nostri occhi sono gia chiusi e la voglia di materasso si è fatta irresistibile e irrinunciabile.

BUONANOTTE.BUONANOTTE